venerdì 20 aprile 2012

PRIMO MAGGIO ALLE CASE MINIME - FONDO COMUNISTA




1° MAGGIO ALLE CASE MINIME
FONDO COMUNISTA – VIA ROCCA TEDALDA 277

GRANDE FESTA POPOLARE
أكبر مهرجان شعبي Festë e madhe popullore – Mare sărbătoare populară

PRANZO EURO 10:
Pasta pomodoro/ragù, grigliata mista, verdure, crostoni
Vino di San Casciano (1 bottiglia ogni due persone)

BAR TUTTA LA GIORNATA E MERENDA NEL POMERIGGIO

PROGRAMMA MUSICALE PER IL POPOLO LAVORATORE:

- Ore 15.30 Concerto del MENESTRELLO
coi suoi canti di lotta, partigiani e tradizionali fiorentini
- Ore 16.45 Concerto di ESERCITO RIBELLE 
- Ore 17.45 Concerto della MAHABANDA 
- Ore 20.45 Concerto di QUARANTENA 
- Ore 21.45 Concerto de LOS TRES HOMBRES


PRIMO MAGGIO DI LOTTA E DI FESTA
CASE MINIME INDOMITE

domenica 5 febbraio 2012

Firenze antifascista sulla manifestazione del 4 febbraio 2012




Zastava Jugoslavije
na trgu Dalmacije protiv fašizma!


Oggi circa un migliaio di persone hanno risposto all'appello lanciato da Firenze Antifascista.
Il corteo è partito, non a caso, da Piazza Dalmazia proprio per ricordare Samb Modou e Diop Mour uccisi dal neofascista Casseri di Casa Pound e tutte le vittime della violenza fascista.
Al corteo hanno preso parte centri sociali, collettivi studenteschi, sindacati di base e molte sezioni dell'ANPI, nonostante qualcuno avesse voluto sminuirne il ruolo storico e politico che rappresentano, tutti uniti per ribadire la necessità di togliere gli spazi di agibilità politica ai gruppi neofascisti e di chiudere le loro sedi.

In giornate come questa non può poi non scatenarsi la cosiddetta “guerra dei numeri”. Non ci interessa stare qua a ragionare troppo di questo ma crediamo che sia significativo quanto riportato dalla pagina de La Repubblica on-line che durante gli aggiornamenti in diretta parlava di una settantina di partecipanti al corteo neofascista che poi sono diventati magicamente cinquecento “arrivati alla spicciolata in Largo Martiri delle foibe”: forse la telefonata di un qualche senatore ha fatto ravvedere questi solerti pennivendoli?
Chiaro che i neofascisti, non avendo argomentazioni politiche e storiche se non revisionismo e populismo, non avendo i numeri per potersi legittimare agli occhi della città non possano che ricorrere a questi mezzi per mascherare il loro fallimento.

Ciò su cui però vogliamo soffermarci sono i dati politici che ci restituisce questa giornata.
Da una parte la sua costruzione, la sua organizzazione e ciò che ci lascia in mano: sempre più singoli antifascisti e nuovi gruppi che si coordinano nella logica di allargare la mobilitazione e proseguirla nei prossimi prossimi mesi, che rivendicano l'attualità dell'antifascismo in questo periodo di forte crisi e contestualizzano il ruolo di questi gruppuscoli di estrema destra fortemente finanziati e protetti. Un appoggio che ricevono dai partiti del centro-destra e dalle istituzioni cittadine al punto che addirittura l'assessore Di Giorgi del PD in occasione dell'ultimo Consiglio Comunale si è espressa avvallando il corteo neofascista e spendendo parole di condanna nei confronti di Firenze Antifascista.
Una costruzione politica che ha costretto anche quella parte della sinistra, che negli anni aveva sempre taciuto di fronte a queste manifestazioni, a prendere posizione contro il corteo neofascista.
Non è quindi un caso che per la prima volta anche la destra, messa all'angolo, si sia spaccata con defezioni e prese di distanza.
Dall'altro il ruolo della Questura che fino all'ultimo avrebbe voluto vietare il corteo trasformandolo in un presidio in piazza Dalmazia. Un divieto davanti al quale non potevamo abbassare la testa. Il corteo infatti c'è stato a fronte però di un imponente militarizzazione della città: centinaia di poliziotti, finanzieri e carabinieri in assetto antisommossa, blindati e camionette ad ogni angolo di strada, transenne a sbarrare ogni via d'accesso isolando completamente per un raggio ci centinaia di metri la zona in cui i neofascisti hanno sfilato tagliando praticamente in due la città, mentre dall'alto un elicottero dirigeva le operazioni.
Solo in questo modo poteva esser garantita l'agibilità politica ai neofascisti: chiudendoli in recinto in cui anche gli stessi residenti della zona hanno fatto fatica ad accedere.

Un atteggiamento sicuramente in linea con il progressivo inasprimento del livello repressivo che in questi anni e in questi mesi è costretto a subire chi si impegna e si espone nelle lotte sociali e politiche in questa città come altrove.

In quest'ottica Firenze Antifascista rilancia il presidio di giovedì 9 febbraio in Viale Guidoni sotto il Tribunale di Firenze alle ore 11.00 in occasione del processo agli antifascisti per i fatti di Via della Scala del 2009 ritenendo la Solidarietà un elemento centrale nel proseguimento della mobilitazione (l'appuntamento inizialmente fissato per le 9.30 è stato posticipato visto lo slittamento dell'udienza a quell'ora).

Per la Chiusura dei covi fascisti
Per ricordare Samb Modou, Diop Mour e tutte le vittime della violenza fascista
Ora e sempre resistenza!

Firenze Antifascista
4 febbraio 2012

Firenze antifascista


Trenta, trecento o tremila che fossimo, ieri pomeriggio. Mentre, a poca distanza, si stava svolgendo l'annuale parata dei fascisti del terzo millennio, a base di "tricolori", di mistificazioni e di blindature poliziesche. In questi ultimi tempi ho sentito parole molto dure su Firenze, e in parte le condivido. Per l'altra parte, invece, non le condivido affatto; per esempio, mi piacerebbe sapere dov'erano, ieri, tutti quelli che sbraitano tanto, che hanno sempre pronta la critica sferzante, il "città di merda" d'ordinanza e la sentenza da sputare. Mi viene a mente un ragazzetto con accento settentrionale, che prese la parola dopo la manifestazione immediatamente susseguente ai fatti del 13 dicembre, in piazza Dalmazia; dopo essere rimasto due o tre anni a Firenze, e in procinto di lasciarla, si sentiva in grado di emettere dei giudizi tanto stupidi quanto inconcludenti. E ne ho sentiti parecchi di questo genere, tutti invariabilmente da parte di persone che ieri non ho visto. Ecco, di queste "critiche" qui, di queste "analisi" e di questa gente non sappiamo più che farcene. Non solo non ne sanno e non ne hanno capito un cazzo, di Firenze; ma quando c'è da fare antifascismo, e c'è da farlo proprio mentre i fascisti sono tutti belli là, a cinquecento metri in pompa magna, in un quartiere che la questura ha chiuso appositamente per loro, loro se ne stanno al calduccio, nelle casette, a scrivere merdate su Facebook e a pascersi della loro beata inutilità. Ma vadano tutti a farsi fottere, loro e le loro "critiche"; quando però c'è da smuovere il culo, da fare militanza, da fregarsene dei sei gradi sottozero e da rinunciare a qualcosa, come se ne stanno tutti quanti rinchiusi a fare altro. Poi, però, il giorno dopo rieccoli tutti a lamentarsi che questa è una "città morta", "bottegaia" e "ipocrita". E lo è, sicuramente; ma lo è tanto più, quanto più l'antifascismo e l'opposizione antagonista ad una realtà specifica e generale vengono demandate esclusivamente a comodissime e innocue geremiadi internettare, a "filosofie" e avvitamenti verbali che generano soltanto ulteriore confusione, a "durezze e purezze", a paragoni con trenta o quarant'anni fa.


Comodo e carino scendere in piazza in dieci o quindicimila, magari assieme pure alle istituzioni, una settimana dopo che i senegalesi sono stati massacrati da un fascista; ancor più comoda la memoria nell'immediato, col sangue ancora non completamente cancellato dall'asfalto. Ieri, invece, c'era da farlo a quasi due mesi di distanza, e proprio mentre quella Casapound che tutti, a parole, vorrebbero far chiudere, se ne stava sfilando per il viale Milton insieme a alcune centinaia di pezzi di merda d'uguale risma. Capito, bellini? Non soltanto non chiude affatto, ma sfila e va a deporre le coroncine di fiori ben protetta da un esercito di questurini, di carabinieri, di finanzieri, di vigili urbani. Col PDL che "prende le distanze", ma che ci sfila assieme proprio come li fa entrare nei consigli comunali e in altre istituzioni, nelle proprie liste.

Ci hanno sempre qualcos'altro da fare, 'sti grandi antifascisti da social network , ivi compresi quelli che si fanno levare dai blogroll perché non vogliono che le loro faccine di culo e le loro barbine di merda stiano in compagnia di persone sgradite (che magari definiscono "fasciste", ma che ieri a farsi il culo c'erano); ivi compresi quelli che ogni giorno sputano veleno su chi l'antifascismo cerca di farlo, e di farlo scomodamente, e di farlo rischiando perché -chissà se lo sanno- sull'antagonismo e sull'antifascismo fiorentino e di qualunque altra città si è scaricata ultimamente una repressione senza quartiere. Sempre pronti a applaudire quelli che danno fuoco agli autoblindo, ma rigorosamente da casa. Tutti NO TAV, ma la Valsusa l'hanno vista solamente in cartolina. Tira via la Valsusa, che è tanto lontana; ma piazza Dalmazia? Eppure ci eravamo anche ieri, in Piazza Dalmazia. Non potevamo essere altro che lì, e non perché la si vuol far diventare un "simbolo" o un feticcio. Ci eravamo perché due mesi fa, due cazzo di mesi fa e basta, un fascista di Casapound è arrivato per uccidere. Ci eravamo perché gli stessi fascisti sono già riusciti agevolmente a cancellare ogni cosa, e addirittura a farsi passare da "vittime". Ci eravamo perché sono gli stessi fascisti di sempre, servi armati del potere, strumento di controllo e repressione, esecutori di ordini, falsificatori ben foraggiati e ancor meglio protetti.


C'eravamo, in piazza Dalmazia, dicono in trecento. Quegli altri sono stati aumentati per decreto: fino ad un certo punto, sui giornali online dicevano che erano in sessanta o giù di lì; dieci minuti dopo, gli stessi giornali dicevano che erano in cinquecento. Ovviamente non lo possiamo sapere quanti fossero davvero; non potevamo nemmeno sognare di avvicinarci. Simpatici, questi ribelli non conformi, che per sfilare una volta all'anno a Firenze lo devono fare superblindati dalla polizia, in un quartiere che viene appositamente isolato dal resto del mondo. Lo ha riconosciuto del resto la stessa Giorgia Meloni, che anche ieri doveva venire ma che è stata bloccata dalla neve (i meloni sono rimasti in frigo, sennò marcivano!): questo succede soltanto a Firenze. Se ne lamenta parecchio, l'ex ministronza; ma almeno in questo dice la verità. Potrebbero tranquillamente, i suoi camerati, andare a "manifestare" per le foibe in qualsiasi altra città, certi di non avere problemi: a Milano, a Roma, a Napoli, a Bologna, a Palermo. Solo a Firenze sono costretti a farlo previa protezione in forze della questura, e solo a Firenze ogni anno viene organizzato un controcorteo antifascista che riesce a portare in piazza trecento persone in una giornata come quella di ieri. Perché bisognava che ci foste, cari i miei antifascisti riscaldati, per sentire davvero com'era. Qualcuno diceva giustamente che sembrava, per il clima, una manifestazione a Mosca contro Putin; da rassegare vivi.


Da Piazza Dalmazia volevamo andare in Piazza della Costituzione, proprio di fronte al "Largo Martiri delle Foibe" dove si sarebbe concluso il corteo dei ribelli tricolorati. Avevamo già tutto pronto per far sentire a quei damerini qualche bella cosina sparata da un impianto di amplificazione a ottantamila decibel; di più non si poteva pretendere, dato lo spiegamento di polizia degno di un colpo di stato. Perché da queste parti va così: per proteggere adeguatamente un centinaio di fascisti, un bozzolone di Scandicci che in una foiba occorrerebbe pigiarcelo a forza da quant'è grasso, e qualche altro mangiaspaghetti commemoracecchini, non si bada a spese. Volevamo mandargliela di traverso, la passeggiatina coi loro tricolori di merda e con la loro "superiore coscienza di popolo". Visto che ci avevano, come sempre, lo striscione con su scritto "io non scordo", volevamo appunto far loro ricordare che non sono altro che una mànica di topi di fogna e che in questa città continua a non esserci trippa per gatti, nonostante un'attuale amministrazione comunale che è pienamente degna di loro e che, non a caso, hanno lodato con calde parole (specialmente nella figura di un'assessore, tale Di Giorgi, la stessa che voleva sottoporre gli insegnanti ai test antidroga).

Non ce lo hanno permesso. Siamo arrivati in fondo a via del Romito e ci hanno fatto voltare indietro. Per forzare un blocco di polizia bisogna essere in tanti, tanti e tanti. Ben più di trecento. Non siamo potuti andare in quella piazza dedicata, per sublime ironia, alla Costituzione; quella cosa, come è noto, che proibirebbe la ricostituzione del partito Fascista eccetera. In piazza della Costituzione c'erano, invece, i fascisti ricostituitissimi, compresi i massacratori di senegalesi; e c'erano perché le forze dell'ordine avevano deciso che ci stessero loro, e non gli antifascisti. Per favore, non ci venite più eccessivamente a caramellare la minchia, con questa Costituzione; e le piazze riservate ai fascisti chiamatele, che so io, del Corporativismo o Giovanni Gentile. Almeno evitereste di queste prese per il culo fenomenali. Andateci voi dal vostro "presidente" Napolitano, a dirgli che la "piazza della Costituzione" è stata vietata anche ai partigiani dell'ANPI che partecipavano alla manifestazione sfidando il freddo polare a ottacinqu'anni suonati, come per l'ennesima volta ha fatto il Sugo.


Sí, in trecento eravamo troppo pochi per poter sfondare alcunché. Ci sarebbero voluti, ad esempio, tutti quegli antifascisti che ieri non lo erano abbastanza per infilarsi tre maglioni, un berretto e un paio di guanti di lana; ci sarebbero voluti quintali di indignati primaverili, di analisti della realtà complessa, di occhiupài Something, e magari persino di senegalesi visto che ce n'erano pochini assai, ieri, mentre i loro assassini sfilavano con l'elmo di Scipio. Ma dietro quello striscione, Firenze Antifascista, c'è qualcosa che sta, forse, (ri)nascendo. Non bisognerà permettere più molte cose. Che l'antifascismo sia sbeffeggiato e fatto oggetto di aforismi da parte di mentecatti d'ogni genere, per esempio; oppure che i fascisti possano sfilare ancora indisturbati per le strade di questa città. Chi ci sta, bene; chi non ci sta, non si sconvolga poi più di tanto se prima o poi ci saranno nuovi Mor Diop e nuovi Samb Modou. A modo suo, il Casseri ha chiarito definitivamente un paio di cose fondamentali: sta a noi coglierle, e agire. E non farsi spaventare da niente, nemmeno da un febbraio artico.

sabato 21 gennaio 2012

4 febbraio 2012 - Manifestazione antifascista


MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA

Sabato 4 febbraio 2012 ore 16.00 Piazza Dalmazia


Il 4 febbraio, a poco più di un mese e mezzo dall’uccisione di Samb Modou e Diop Mor, Firenze sarà costretta ad assistere allo svolgimento di una marcia neofascista.
Casaggi, Casa Pound e affini, gli stessi che hanno commemorato i franchi tiratori e festeggiato l’anniversario della marcia su Roma, scenderanno in piazza per ricordare i cosiddetti “martiri delle foibe” definendo come tali coloro che occuparono le terre slave, gli uomini della X MAS, i fedelissimi della Repubblica Sociale e i collaborazionisti nazisti.
L’ennesima manifestazione di revisionismo storico attraverso il quale i fascisti cercano continuamente di legittimarsi.
Il personaggio di spicco della giornata sarà l’ex Ministro del PDL Meloni, vecchia militante del Fronte della Gioventù: reduce dal “saluto romano” ai “camerati caduti” di Acca Larentia, la Meloni si appresta ancora una volta a scendere in piazza con quelle organizzazioni neofasciste che lei stessa, con il DDL sulle Comunità Giovanili, ha fatto in modo fossero lautamente finanziate.
Stiamo parlando di diversi milioni di euro di soldi pubblici che ogni anno finiscono nelle casse dei gruppi di estrema destra: forse ora sarà anche più facile capire come sia possibile che gruppi così piccoli riescano a permettersi un affitto in via Lorenzo il Magnifico (la vecchia sede di Casa Pound), un mutuo in banca per ristrutturare alcuni locali (via Frusa 27, la sede di Casaggi) o la stampa a colori di decine di migliaia di volantini come Casaggi ha fatto per organizzare questo corteo.
Un modo come un altro per dire che i fascisti, anche in tempi di crisi, non vanno affatto in crisi ma anzi, vengono protetti e finanziati perché chi ci governa sa benissimo quale compito e quale ruolo possano svolgere in una fase come quella attuale.
A loro è affidato il compito di dare seguito alla propaganda anticomunista, razzista e xenofoba con il fine di alimentare la “guerra tra poveri”, mettere gli uni contro gli altri lavoratori italiani e immigrati cercando di indebolire le rivendicazioni di chi lotta pensando che sia possibile uscire dalla crisi solo creando una società nuova, capace di superare la logica delle disuguaglianze, della guerra e dello sfruttamento.
Un compito che purtroppo non rimane sola pura teoria ma che si traduce nel ruolo dei provocatori o dei veri e propri squadristi nei confronti degli studenti che difendono il diritto allo studio e l’istruzione pubblica, nei confronti dei lavoratori in lotta per la difesa dei propri diritti e del proprio posto di lavoro e nei confronti degli immigrati come abbiamo visto accadere a Lucca, a Prato e anche a Firenze: ultima in ordine di tempo l’uccisione di Samb Modou e Diop Mor e il ferimento di altri tre senegalesi per mano del neofascista Casseri, militante di Casa Pound Pistoia.
Le istituzioni cittadine, sindaco Renzi, Questore e Prefetto, in questi anni non hanno fatto altro che contribuire a che questo clima razzista, autoritario e securitario si rafforzasse aprendo spazi di agibilità ai fascisti, reprimendo chi in città cerca di contrastarli come sta li a dimostrare il processo per i fatti di via della Scala che vede imputati 11 antifascisti, legittimando la caccia all’immigrato come “capro espiatorio” dei mali di questa società, criminalizzando tutti coloro che non si rendono consenzienti verso il progetto di devastazione della città e dei beni comuni.
Oggi, dopo le belle parole spese in seguito ai fatti del 13 dicembre, finita la kermesse politica, si apprestano ancora una volta ad autorizzare e avvallare l’iniziativa dei neofascisti: i responsabili politici della strage di piazza Dalmazia.

Proprio per questo rivolgiamo un appello a tutti coloro che credono che l’uccisione di Samb Modou e Diop Mor oltre ad essere stato un grave lutto, possa però rappresentare anche l’occasione per aprire finalmente gli occhi, e li invitiamo a scendere in piazza il 4 febbraio quando, partendo proprio da piazza Dalmazia, le strade di Firenze saranno attraversate da un grande corteo per ribadire che per i neofascisti di spazio non ce n’è e non ce ne dovrà più essere.
PER LA CHIUSURA DI CASA POUND E DI TUTTI I COVI FASCISTI
PER RICORDARE LE VITTIME DELLA VIOLENZA FASCISTA

giovedì 19 gennaio 2012

Sgomberata via dei Conciatori


Oggi 19 gennaio 2012, alle ore 6 del mattino e dopo che mezzo quartiere di Santa Croce era stato chiuso al traffico e transennato dal Comune con la dicitura "Chiuso per manifestazione" (sic!), un battaglione intero fra polizia, carabinieri e vigili urbani ha provveduto a sgomberare con la forza l'immobile di via dei Conciatori.

Tale storico immobile, sede di antichissime concerie e di proprietà pubblica, ospitava da 31 anni tutta una serie di realtà sociali e associative fiorentine, dai Cobas al Circolo Anarchico Fiorentino, ed anche la prima associazione dei migranti senegalesi che si era costituita a Firenze. In tutti questi anni, letteralmente centinaia di iniziative per la popolazione vi sono state realizzate, in un quartiere che è stato progressivamente svuotato del suo tessuto sociale e dal quale la popolazione residente è stata espulsa a colpi di affitti e sfratti (attività nella quale Firenze detiene il record in Italia) per essere sostituita con prestigiosi appartamenti dati in affitto a stranieri "buoni", quelli danarosi, che fanno guadagnare fior di soldoni alle cricche politiche e speculative fiorentine.

In via dei Conciatori la storia si è ripetuta.

L'immobile è stato infatti messo all'asta, senza nessuna consultazione con le realtà sociali e politiche che vi operavano, e svenduto ad una società immobiliare, la "Toscotre", che si è costituita "ad hoc" soltanto tre giorni prima dello svolgimento dell'asta. La "Toscotre" si è aggiudicata l'immobile (1700 m2) ad un prezzo stracciato: 1000 euro al m2. Praticamente un prezzo da casa popolare, per impiantarvi tutta una serie di facilities e appartamenti che verranno ovviamente rivenduti ad un prezzo almeno cinque volte maggiore.

Stamani è stato proceduto allo sgombero forzato, con un dispiegamento di "forze dell'ordine" assolutamente esagerato. Praticamente mezzo quartiere è stato chiuso e presidiato da uomini armati fino ai denti. Le persone che si trovavano nell'immobile sono state allontanate, anche se alcuni (facenti parte perlopiù del Circolo Anarchico Fiorentino, che fino all'ultimo ha proseguito la sua attività) hanno tentato un'estrema forma di resistenza salendo sul tetto, sul quale sono rimasti alcune ore. Nel frattempo, tutte le masserizie sono state rimosse e caricate su dei camion, mentre squadre di operai comunali provvedevano a murare porte e finestre. Il Comune di Firenze si fa quindi perfetto esecutore armato di interessi speculativi privati.



Come si vede dalle foto, l'intera via dei Conciatori è stata chiusa al traffico e occupata militarmente per operare lo sgombero; alle sue estremità, convocato letteralmente col tam tam della foresta, si è formato un presidio di militanti antagonisti fiorentini che, al termine, ha dato vita a un corteo fino al mercato e alla piazza di Sant'Ambrogio.

La giunta fascista e affaristica di Matteo Renzi, passata la sbornia mediatica, mostra ancora una volta il suo vero volto di braccio armato dei più loschi interessi affaristico-speculativi presenti in città. Con il pretesto del "bello", del "decoro" e della "lotta al degrado", Renzi sta distruggendo quel che resta della Firenze sociale e consegnando la città nelle mani della speculazione più smaccata e selvaggia. Privatizzazione dei trasporti pubblici, le bollette per l'acqua più care d'Italia nonostante il referendum del 12 e 13 giugno, sgomberi quotidiani, eliminazione del mercato di San Lorenzo: la faccia lurida di questo fascistello e dei suoi tirapiedi (come l'assessore al mercimonio, Fantoni, che sta espellendo tutto l'associativismo fiorentino per monetizzare gli immobili pubblici da svendere a speculatori di ogni tipo) è oramai pienamente smascherata.

L'esperienza di via dei Conciatori non finisce però qui, con l'espulsione e la consegna dell'immobile nelle mani sporche di chi sta trasformando sempre di più Firenze in una Disneyland a carissimo prezzo per le tasche di pochi, a spese sia delle realtà sociali e realmente antagoniste, sia della popolazione. Da sottolineare particolarmente il fatto che via dei Conciatori, come già detto prima, era sede anche di un'associazione di migranti senegalesi: la "solidarietà" falsamente sbandierata da Renzi dopo i fatti del 13 dicembre trova qui la sua perfetta e logica applicazione. I senegalesi vengono sgomberati e i loro assassini rimangono indisturbati, persino con l'annuale spettacolino della "manifestazione sulle foibe".

Non finisce qui, e nei prossimi mesi le realtà antagoniste e resistenti fiorentine saranno chiamate ad un'attività ancora maggiore e a una lotta ancora più dura e pericolosa per sconfiggere ogni tentativo di trasformare definitivamente Firenze (e non soltanto il suo centro storico) in un contenitore bello lustro, in un grazioso e pittoresco barattolo che sotto la patina del "bello" nasconde qualcosa di molto simile allo Zyklon B.

martedì 10 gennaio 2012

10 gennaio: ANCORA CHIUSO IL FONDO COMUNISTA!



CHIUSURA DEL FONDO COMUNISTA
PONTI D'ORO A CASAPOUND E CASAGGÌ
ECCO LA “SOLIDARIETA' ” DEL FASCISTA RENZI E DEI SUOI SERVI


Martedì 10 gennaio la sede del Fondo Comunista, alle Case Minime di Rovezzano, è stata di nuovo “visitata” dagli sgherri dell'assessore al patrimonio, Fantoni. Ancora una volta senza nessun preavviso la serratura è stata cambiata impedendo l'accesso al Fondo e, di fatto, chiudendo la sua attività ventennale.

In una realtà come quella delle Case Minime, completamente abbandonata a se stessa, il Fondo Comunista e l'Associazione “Angela e Ciro” (che presso il Fondo ha sede) svolgono oramai da due decenni le uniche azioni di lotta e di solidarietà fattiva per la popolazione del quartiere. Ora, con il pretesto di “morosità” nell'affitto quando l'uso del Fondo era stato concesso gratuitamente, a suo tempo, dall'allora assessore Adalberto Tirelli (di cui l'attuale podestà Renzi era notoriamente un tirapiedi), la cricca fascista al potere a Firenze tenta di eliminare un'altra realtà sociale e antagonista scomoda.

Se diciamo “fascista” non è per usare parole ad effetto, ma per fotografare la realtà dei fatti. Dopo i fatti del 13 dicembre e la strage razzista di Piazza Dalmazia, la risposta del Comune di Firenze e delle altre “autorità” è stata, da una parte, una stretta repressiva ancora maggiore nei confronti delle realtà antagoniste e antifasciste fiorentine, e, dall'altra, i consueti ponti d'oro verso i fascisti, che possono continuare a scorrazzare liberi e ben protetti.

Solidarietà”? Sí, ma verso Casapound e Casaggì. Talmente tanta, che il 4 febbraio prossimo potranno organizzare la solita parata in pompa magna per le “foibe”, ancora una volta con la presenza della nazista Giorgia Meloni. L'assessore al patrimonio, Fantoni, è ancora una volta in prima fila lavorando incessantemente per la svendita ai privati del patrimonio comunale che dovrebbe invece salvaguardare. “Casualmente”, come anche nel caso dell'immobile di via dei Conciatori, tale svendita riguarda principalmente le sedi di realtà sociali e antagoniste, da coniugare ovviamente con gli sgomberi e le espulsioni già effettuate o programmate dal suo caporione Matteo Renzi.

Il Fondo Comunista, realtà che si batte da vent'anni per il miglioramento delle condizioni di vita in un quartiere povero e abitato in massa da immigrati, viene chiuso. Casapound, covo di assassini razzisti, viene non solo tenuto aperto, ma coccolato e foraggiato. A Casaggì, il sedicente “centro sociale di destra” che celebra i cecchini che sparavano sulla gente inerme, viene permesso di occupare mezza città per ricordare le “vittime del comunismo” poco più di due mesi dopo che uno di loro ha provocato sangue e morte per le strade di Firenze. Questa è la “solidarietà” di Renzi, Fantoni e dei loro compari, Per questo, e non per un vezzo o per fare un facile slogan, li chiamiamo fascisti. E' ora di chiamarli col loro nome.

Il Fondo Comunista resisterà e continuerà a agire come ha sempre fatto. Ma, per farlo, HA BISOGNO DELLA SOLIDARIETA' E DELL'AIUTO DI TUTTI COLORO CHE, A FIRENZE E ALTROVE, NON SONO DISPOSTI A CEDERE AI DIKTAT, ALLE SVENDITE E AGLI SGOMBERI FORZATI DEL PODESTA' MEDIATICO RENZI, DELL'ASSESSORE AL MERCIMONIO FANTONI E DEGLI ALTRI LORO COMPAGNI DI MERENDE.


Collettivo del Fondo Comunista – Via di Rocca Tedalda 277, Firenze.