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giovedì 25 gennaio 2018

Cronaca di un'udienza


Lunedì 15 gennaio si è svolta la prima udienza del processo a dieci antifascisti fiorentini per i fatti del 6 dicembre 2014 alle Piagge: interrogatorio dei testimoni d'accusa, vale a dire 8 Digos e 4 carabinieri.

Ore 10: Arriviamo davanti all'Aula 2 del "Palazzo di Giustizia" e ci troviamo davanti a una dozzina di PS ecc., tutti intenti a ripassare la lezione. Come si dice: "La verità la si ricorda bene, le invenzioni invece no." Da subito si nota la totale mancanza dell'opera del procuratore: tutto il processo si svolge sulla ricostruzione e sui rapporti della DIGOS, dal capo all'ultimo rampollo. Ciò che subito si nota è l'omogeneità dei testimoni, non una virgola fuori posto; anzi, emerge la possibilità di forti interventi di modifica genetica avvenuti nei Digossini; da quello con gli occhi a periscopio che da 100 metri riconosce "uno" che "picchia" i Carabinieri nonostsante questo "uno" fosse di spalle e ci fossero nel mezzo una folla, gli alberi e un furgone, alla capacità del loro capo di sparire dalle varie situazioni.


La memoria fotografica di quest'ultimo ha però un obiettivo che oscura tutto ciò che non fa comodo per reggere il castello di carte da loro costruito ad hoc: questo è in palese contraddizione con la sua dichiarazione di "confusione e non ricordo" rilasciata a proposito del G8 di Genova.

Il 6 dicembre 2014 alle Piagge, l'atteggiamento della DIGOS è stato esemplare: totale appoggio e simpatia verso i neonazisti, totale odio e violenza nei confronti degli antifascisti. Tutta l'inchiesta è stata costruita allo scopo di "castigare" divers* compagn* più conosciut*, colpevoli di essere sempre presenti e di non assoggettarsi mai alle imposizioni del potere e della polizia.

Una mobilitazione indetta dall'ANPI provinciale, dalla Comunità delle Piagge ecc., dovrebbe  secondo loro passare per un ritrovo di una banda di facinorosi fuori controllo; sfortunatamente per loro, però, la verità è oggettiva. Dai loro stessi filmati si vede come stanno le cose, chi ha iniziato e perché.

L'indole neofascista della maggior parte dei Digos emerge chiaramente con tutta la sua violenza e falsità. Rinnoviamo l'invito a tutti i compagni e antifascisti ad assistere alla prossima udienza del processo, il giorno venerdì 16 febbraio, per continuare a vigilare sulle zozzerie prodotte dalla DIGOS fiorentina.

lunedì 8 gennaio 2018

PROCESSO AGLI ANTIFASCISTI FIORENTINI: LA DATA ESATTA E' LUN. 15 GENNAIO


ATTENZIONE: PER UN ERRORE DI COMUNICAZIONE  NON DOVUTO ALLA NOSTRA VOLONTA' ERA STATA INDICATA COME LUN. 22 GENNAIO LA DATA DEL PROCESSO AGLI ANTIFASCISTI FIORENTINI. (v. link) LA DATA ESATTA (CORRETTA COMUNQUE GIA' ANCHE NEL POST ORIGINALE) E':

LUNEDI' 15 GENNAIO ORE 10
PRESSO PALAZZO DI GIUSTIZIA V.LE GUIDONI.

Contiamo comunque su una presenza massiccia
L'ANTIFASCISMO NON SI PROCESSA.

domenica 7 gennaio 2018

15 GENNAIO: ANTIFASCISTI A PROCESSO


15 GENNAIO 2018: 
ANTIFASCISTI FIORENTINI A PROCESSO

Il 15 gennaio 2018 avrà luogo il processo a 10 antifascisti fiorentini accusati della partecipazione alla mobilitazione del 6 dicembre 2014 alle Piagge, organizzata per impedire la “Tor Sapienza” fiorentina da parte di Forza Nuova. I dieci antifascisti sono accusati di avervi partecipato per impedire un atto di barbarie fascista, prepotente e violenta. Sono stati accusati di detenzione di arma impropria per essersi a stento difesi, con le aste delle bandiere, dall'aggressione dei Carabinieri.

Noi pensiamo che il processo andrebbe piuttosto fatto a coloro che, con il potere delle armi, con palese atteggiamento di connivenza con i fascisti e di odio verso gli antifascisti, hanno “tenuto la piazza” in nome dell' “ordine”. Ci opponiamo all'idea che dei compagni e delle compagne siano processati per antifascismo.

Lanciamo un appello a tutti gli antifascisti fiorentini a presenziare all'udienza del 15 gennaio, durante la quale saranno sentiti i testimoni dell'accusa (o meglio, gli inquisitori), per vigilare e smascherare il castello inquisitorio ordito dalla DIGOS fiorentina.

L'antifascismo, che si oppone alla barbarie del capitalismo e del patriarcato, NON SI PROCESSA. RIVENDICHIAMO L'ANTIFASCISMO SENZA SE E SENZA MA.


LUNEDI' 15 GENNAIO 2018 ALLE ORE 10
PALAZZO DI GIUSTIZIA – V.LE GUIDONI (bus 22 / 23)
APPELLO ALLA PRESENZA IN SOSTEGNO
DEGLI ANTIFASCISTI FIORENTINI A PROCESSO!



mercoledì 18 settembre 2013

PAVLOS FYSSAS "KILLAH P". RAPPER ANTIFASCISTA ASSASSINATO DA ALBA DORATA. ΠΑΥΛΟΣ ΦΥΣΣΑΣ "KILLAH P". Η ΧΡΥΣΗ ΑΥΓΗ ΔΟΛΟΦΟΝΗΣΕ ΑΝΤΙΦΑΣΙΣΤΑ ΡΑΠΕΡ.


IN GRECIA E OVUNQUE IL FASCISMO UCCIDE
ASSASSINATO IL COMPAGNO PAVLOS FYSSAS
DA UNA SQUADRACCIA DI ALBA DORATA

L'assassinio del compagno Pavlos Fyssas, avvenuto mercoledì mattina a Amfiali da parte di una squadraccia del partito nazifascista “Alba Dorata”, non è un fatto casuale ma una mossa mirata.

Pavlos Fyssas, rapper militante e antifascista noto come “Killah P”, nei suoi brani denunciava il fascismo oramai saldamente al potere nella Grecia devastata dalla crisi economica, l'oramai avvenuta integrazione tra “Alba Dorata” e la polizia greca, i collegamenti del partito neonazista con gli apparati militari. Faceva antifascismo militante, e per questo è stato ucciso.

In Grecia come ovunque, si tratta di una ben precisa gestione tattica della crisi da parte del potere: le “misure di rigore” che stremano e devastano un paese intero, vengono imposte da un “parlamento” dove i nazifascisti sono oramai presenti in forze; agli stessi nazifascisti viene poi demandato il lavoro sporco, vale a dire l'intimidazione violenta nei confronti di chi si oppone lottando quotidianamente.

Le aggressioni contro gli immigrati, le distribuzioni razziste di generi alimentari, le ronde armate, l'infiltrazione nella polizia e l'assassinio degli antifascisti: tutto ciò dovrebbe far capire, una volta per tutte, che si tratta di un film già visto e che la Grecia è ovunque.

Non vogliamo esprimere nessun vuoto “cordoglio” per la morte del compagno Pavlos Fyssas “Killah P”, ma soltanto la nostra rabbia e la volontà di continuare, ogni giorno, la lotta antifascista sul territorio. Soltanto così è possibile esprimere solidarietà non fatta soltanto di parole, ma autentica e efficace.

PAVLOS VIVE E LOTTA INSIEME A NOI
LE NOSTRE IDEE NON MORIRANNO MAI
Collettivo del Fondo Comunista – Firenze - Italia

ΣΤΗΝ ΕΛΛΑΔΑ ΚΑΙ ΠΑΝΤΟΥ Ο ΦΑΣΙΣΜΟΣ ΣΚΟΤΩΝΕΙ
ΔΟΛΟΦΟΝΗΘΗΚΕ Ο ΣΥΝΤΡΟΦΟΣ ΠΑΥΛΟΣ ΦΥΣΣΑΣ
ΑΠΟ ΜΙΑ ΟΜΑΔΑ ΦΑΣΙΣΤΩΝ ΤΗΣ ΧΡΥΣΗΣ ΑΥΓΗΣ

Η δολοφονία του συντρόφου Παύλου Φύσσα, που έγινε τετάρτη το πρωί στην Αμφιάλη από μία ομάδα φασιστών της Χρυσής Αυγής, δεν είναι περιστασιακό επεισόδιο, αλλά έχει σωστό σκοπό.

Ο Παύλος Φύσσας, γνωστός ως Killah P, ήταν αντιφασίστας στρατευμένος ράπερ που κατάγγελλε στα κείμενα του το φασισμό που είναι τώρα πια σταθερά στο κράτος στην Ελλάδα αφανισμένη από την οικονομική κρίση, την ολοκλήρωση που έγινε μεταξύ της Χρυσής Αυγής και της Ελληνικής Αστυνομίας, τις συνδέσεις του νεοναζιστικού κόμματος με τις στρατιωτικές ιεραρχίες. Ο Παύλος έκανε στρατευμένο αντιφασισμό, και γι' αυτό δολοφονήθηκε.

Πρόκειται, στην Ελλάδα και παντού, περί καθορισμένης τακτικής μεθόδου με την οποία το κράτος διαχειρίζεται την κρίση· τα “μέτρα αυστηρότητας” που εξαντλούν και καταστρέφουν μία ολόκληρη χώρα επιβάλλονται από μία “βουλή” όπου οι φασίστες είναι τώρα παρόντες σε μεγάλη ποσότητα. Στους φασίστες εμπιστεύεται μετά η “βρωμερή δουλειά”, δηλαδή η βιαία εκφόβιση όλων αυτών που αντιτάσσονται με την καθημερινή τους πάλη.

Οι επιθέσεις κατά μεταναστών, οι ρατσιστικές διανομές ειδών διατροφής, οι ένοπλες περιπολίες, η διείσδυση στην αστυνομία και η δολοφονία αντιφασιστών· με όλα αυτά, θα έπρεπε να καταλάβουμε τελικά ότι αυτό το φιλμ το είδαμε κιόλας, κι ότι η Ελλάδα είναι παντού.
Εμείς δε θέλουμε να εκδηλώσουμε κενή “συντριβή” λόγω του θανάτου του συντρόφου Παύλου Φύσσα “Killah P”, αλλά μόνο το θυμό μας. Θα συνεχίζουμε κάθε μέρα την αντιφασιστική πάλη στην επικράτεια. Μόνο σ'αυτόν τον τρόπο θα μπορέσουμε να εκδηλώσουμε την αλληλεγγύη μας, όχι μόνο με λόγια, αλλά αυθεντική και αποτελεσματική.

Ο ΠΑΥΛΟΣ ΖΕΙ ΚΑΙ ΠΑΛΕΥΕΙ ΜΑΖΙ ΜΑΣ
ΟΙ ΙΔΕΕΣ ΜΑΣ ΔΕ ΘΑ ΠΕΘΑΝΟΥΝ ΠΟΤΕ
Συνελεύση της Κομμουνιστικής Αποθήκης – Φλωρεντία - Ιταλία

domenica 5 febbraio 2012

Firenze antifascista sulla manifestazione del 4 febbraio 2012




Zastava Jugoslavije
na trgu Dalmacije protiv fašizma!


Oggi circa un migliaio di persone hanno risposto all'appello lanciato da Firenze Antifascista.
Il corteo è partito, non a caso, da Piazza Dalmazia proprio per ricordare Samb Modou e Diop Mour uccisi dal neofascista Casseri di Casa Pound e tutte le vittime della violenza fascista.
Al corteo hanno preso parte centri sociali, collettivi studenteschi, sindacati di base e molte sezioni dell'ANPI, nonostante qualcuno avesse voluto sminuirne il ruolo storico e politico che rappresentano, tutti uniti per ribadire la necessità di togliere gli spazi di agibilità politica ai gruppi neofascisti e di chiudere le loro sedi.

In giornate come questa non può poi non scatenarsi la cosiddetta “guerra dei numeri”. Non ci interessa stare qua a ragionare troppo di questo ma crediamo che sia significativo quanto riportato dalla pagina de La Repubblica on-line che durante gli aggiornamenti in diretta parlava di una settantina di partecipanti al corteo neofascista che poi sono diventati magicamente cinquecento “arrivati alla spicciolata in Largo Martiri delle foibe”: forse la telefonata di un qualche senatore ha fatto ravvedere questi solerti pennivendoli?
Chiaro che i neofascisti, non avendo argomentazioni politiche e storiche se non revisionismo e populismo, non avendo i numeri per potersi legittimare agli occhi della città non possano che ricorrere a questi mezzi per mascherare il loro fallimento.

Ciò su cui però vogliamo soffermarci sono i dati politici che ci restituisce questa giornata.
Da una parte la sua costruzione, la sua organizzazione e ciò che ci lascia in mano: sempre più singoli antifascisti e nuovi gruppi che si coordinano nella logica di allargare la mobilitazione e proseguirla nei prossimi prossimi mesi, che rivendicano l'attualità dell'antifascismo in questo periodo di forte crisi e contestualizzano il ruolo di questi gruppuscoli di estrema destra fortemente finanziati e protetti. Un appoggio che ricevono dai partiti del centro-destra e dalle istituzioni cittadine al punto che addirittura l'assessore Di Giorgi del PD in occasione dell'ultimo Consiglio Comunale si è espressa avvallando il corteo neofascista e spendendo parole di condanna nei confronti di Firenze Antifascista.
Una costruzione politica che ha costretto anche quella parte della sinistra, che negli anni aveva sempre taciuto di fronte a queste manifestazioni, a prendere posizione contro il corteo neofascista.
Non è quindi un caso che per la prima volta anche la destra, messa all'angolo, si sia spaccata con defezioni e prese di distanza.
Dall'altro il ruolo della Questura che fino all'ultimo avrebbe voluto vietare il corteo trasformandolo in un presidio in piazza Dalmazia. Un divieto davanti al quale non potevamo abbassare la testa. Il corteo infatti c'è stato a fronte però di un imponente militarizzazione della città: centinaia di poliziotti, finanzieri e carabinieri in assetto antisommossa, blindati e camionette ad ogni angolo di strada, transenne a sbarrare ogni via d'accesso isolando completamente per un raggio ci centinaia di metri la zona in cui i neofascisti hanno sfilato tagliando praticamente in due la città, mentre dall'alto un elicottero dirigeva le operazioni.
Solo in questo modo poteva esser garantita l'agibilità politica ai neofascisti: chiudendoli in recinto in cui anche gli stessi residenti della zona hanno fatto fatica ad accedere.

Un atteggiamento sicuramente in linea con il progressivo inasprimento del livello repressivo che in questi anni e in questi mesi è costretto a subire chi si impegna e si espone nelle lotte sociali e politiche in questa città come altrove.

In quest'ottica Firenze Antifascista rilancia il presidio di giovedì 9 febbraio in Viale Guidoni sotto il Tribunale di Firenze alle ore 11.00 in occasione del processo agli antifascisti per i fatti di Via della Scala del 2009 ritenendo la Solidarietà un elemento centrale nel proseguimento della mobilitazione (l'appuntamento inizialmente fissato per le 9.30 è stato posticipato visto lo slittamento dell'udienza a quell'ora).

Per la Chiusura dei covi fascisti
Per ricordare Samb Modou, Diop Mour e tutte le vittime della violenza fascista
Ora e sempre resistenza!

Firenze Antifascista
4 febbraio 2012

Firenze antifascista


Trenta, trecento o tremila che fossimo, ieri pomeriggio. Mentre, a poca distanza, si stava svolgendo l'annuale parata dei fascisti del terzo millennio, a base di "tricolori", di mistificazioni e di blindature poliziesche. In questi ultimi tempi ho sentito parole molto dure su Firenze, e in parte le condivido. Per l'altra parte, invece, non le condivido affatto; per esempio, mi piacerebbe sapere dov'erano, ieri, tutti quelli che sbraitano tanto, che hanno sempre pronta la critica sferzante, il "città di merda" d'ordinanza e la sentenza da sputare. Mi viene a mente un ragazzetto con accento settentrionale, che prese la parola dopo la manifestazione immediatamente susseguente ai fatti del 13 dicembre, in piazza Dalmazia; dopo essere rimasto due o tre anni a Firenze, e in procinto di lasciarla, si sentiva in grado di emettere dei giudizi tanto stupidi quanto inconcludenti. E ne ho sentiti parecchi di questo genere, tutti invariabilmente da parte di persone che ieri non ho visto. Ecco, di queste "critiche" qui, di queste "analisi" e di questa gente non sappiamo più che farcene. Non solo non ne sanno e non ne hanno capito un cazzo, di Firenze; ma quando c'è da fare antifascismo, e c'è da farlo proprio mentre i fascisti sono tutti belli là, a cinquecento metri in pompa magna, in un quartiere che la questura ha chiuso appositamente per loro, loro se ne stanno al calduccio, nelle casette, a scrivere merdate su Facebook e a pascersi della loro beata inutilità. Ma vadano tutti a farsi fottere, loro e le loro "critiche"; quando però c'è da smuovere il culo, da fare militanza, da fregarsene dei sei gradi sottozero e da rinunciare a qualcosa, come se ne stanno tutti quanti rinchiusi a fare altro. Poi, però, il giorno dopo rieccoli tutti a lamentarsi che questa è una "città morta", "bottegaia" e "ipocrita". E lo è, sicuramente; ma lo è tanto più, quanto più l'antifascismo e l'opposizione antagonista ad una realtà specifica e generale vengono demandate esclusivamente a comodissime e innocue geremiadi internettare, a "filosofie" e avvitamenti verbali che generano soltanto ulteriore confusione, a "durezze e purezze", a paragoni con trenta o quarant'anni fa.


Comodo e carino scendere in piazza in dieci o quindicimila, magari assieme pure alle istituzioni, una settimana dopo che i senegalesi sono stati massacrati da un fascista; ancor più comoda la memoria nell'immediato, col sangue ancora non completamente cancellato dall'asfalto. Ieri, invece, c'era da farlo a quasi due mesi di distanza, e proprio mentre quella Casapound che tutti, a parole, vorrebbero far chiudere, se ne stava sfilando per il viale Milton insieme a alcune centinaia di pezzi di merda d'uguale risma. Capito, bellini? Non soltanto non chiude affatto, ma sfila e va a deporre le coroncine di fiori ben protetta da un esercito di questurini, di carabinieri, di finanzieri, di vigili urbani. Col PDL che "prende le distanze", ma che ci sfila assieme proprio come li fa entrare nei consigli comunali e in altre istituzioni, nelle proprie liste.

Ci hanno sempre qualcos'altro da fare, 'sti grandi antifascisti da social network , ivi compresi quelli che si fanno levare dai blogroll perché non vogliono che le loro faccine di culo e le loro barbine di merda stiano in compagnia di persone sgradite (che magari definiscono "fasciste", ma che ieri a farsi il culo c'erano); ivi compresi quelli che ogni giorno sputano veleno su chi l'antifascismo cerca di farlo, e di farlo scomodamente, e di farlo rischiando perché -chissà se lo sanno- sull'antagonismo e sull'antifascismo fiorentino e di qualunque altra città si è scaricata ultimamente una repressione senza quartiere. Sempre pronti a applaudire quelli che danno fuoco agli autoblindo, ma rigorosamente da casa. Tutti NO TAV, ma la Valsusa l'hanno vista solamente in cartolina. Tira via la Valsusa, che è tanto lontana; ma piazza Dalmazia? Eppure ci eravamo anche ieri, in Piazza Dalmazia. Non potevamo essere altro che lì, e non perché la si vuol far diventare un "simbolo" o un feticcio. Ci eravamo perché due mesi fa, due cazzo di mesi fa e basta, un fascista di Casapound è arrivato per uccidere. Ci eravamo perché gli stessi fascisti sono già riusciti agevolmente a cancellare ogni cosa, e addirittura a farsi passare da "vittime". Ci eravamo perché sono gli stessi fascisti di sempre, servi armati del potere, strumento di controllo e repressione, esecutori di ordini, falsificatori ben foraggiati e ancor meglio protetti.


C'eravamo, in piazza Dalmazia, dicono in trecento. Quegli altri sono stati aumentati per decreto: fino ad un certo punto, sui giornali online dicevano che erano in sessanta o giù di lì; dieci minuti dopo, gli stessi giornali dicevano che erano in cinquecento. Ovviamente non lo possiamo sapere quanti fossero davvero; non potevamo nemmeno sognare di avvicinarci. Simpatici, questi ribelli non conformi, che per sfilare una volta all'anno a Firenze lo devono fare superblindati dalla polizia, in un quartiere che viene appositamente isolato dal resto del mondo. Lo ha riconosciuto del resto la stessa Giorgia Meloni, che anche ieri doveva venire ma che è stata bloccata dalla neve (i meloni sono rimasti in frigo, sennò marcivano!): questo succede soltanto a Firenze. Se ne lamenta parecchio, l'ex ministronza; ma almeno in questo dice la verità. Potrebbero tranquillamente, i suoi camerati, andare a "manifestare" per le foibe in qualsiasi altra città, certi di non avere problemi: a Milano, a Roma, a Napoli, a Bologna, a Palermo. Solo a Firenze sono costretti a farlo previa protezione in forze della questura, e solo a Firenze ogni anno viene organizzato un controcorteo antifascista che riesce a portare in piazza trecento persone in una giornata come quella di ieri. Perché bisognava che ci foste, cari i miei antifascisti riscaldati, per sentire davvero com'era. Qualcuno diceva giustamente che sembrava, per il clima, una manifestazione a Mosca contro Putin; da rassegare vivi.


Da Piazza Dalmazia volevamo andare in Piazza della Costituzione, proprio di fronte al "Largo Martiri delle Foibe" dove si sarebbe concluso il corteo dei ribelli tricolorati. Avevamo già tutto pronto per far sentire a quei damerini qualche bella cosina sparata da un impianto di amplificazione a ottantamila decibel; di più non si poteva pretendere, dato lo spiegamento di polizia degno di un colpo di stato. Perché da queste parti va così: per proteggere adeguatamente un centinaio di fascisti, un bozzolone di Scandicci che in una foiba occorrerebbe pigiarcelo a forza da quant'è grasso, e qualche altro mangiaspaghetti commemoracecchini, non si bada a spese. Volevamo mandargliela di traverso, la passeggiatina coi loro tricolori di merda e con la loro "superiore coscienza di popolo". Visto che ci avevano, come sempre, lo striscione con su scritto "io non scordo", volevamo appunto far loro ricordare che non sono altro che una mànica di topi di fogna e che in questa città continua a non esserci trippa per gatti, nonostante un'attuale amministrazione comunale che è pienamente degna di loro e che, non a caso, hanno lodato con calde parole (specialmente nella figura di un'assessore, tale Di Giorgi, la stessa che voleva sottoporre gli insegnanti ai test antidroga).

Non ce lo hanno permesso. Siamo arrivati in fondo a via del Romito e ci hanno fatto voltare indietro. Per forzare un blocco di polizia bisogna essere in tanti, tanti e tanti. Ben più di trecento. Non siamo potuti andare in quella piazza dedicata, per sublime ironia, alla Costituzione; quella cosa, come è noto, che proibirebbe la ricostituzione del partito Fascista eccetera. In piazza della Costituzione c'erano, invece, i fascisti ricostituitissimi, compresi i massacratori di senegalesi; e c'erano perché le forze dell'ordine avevano deciso che ci stessero loro, e non gli antifascisti. Per favore, non ci venite più eccessivamente a caramellare la minchia, con questa Costituzione; e le piazze riservate ai fascisti chiamatele, che so io, del Corporativismo o Giovanni Gentile. Almeno evitereste di queste prese per il culo fenomenali. Andateci voi dal vostro "presidente" Napolitano, a dirgli che la "piazza della Costituzione" è stata vietata anche ai partigiani dell'ANPI che partecipavano alla manifestazione sfidando il freddo polare a ottacinqu'anni suonati, come per l'ennesima volta ha fatto il Sugo.


Sí, in trecento eravamo troppo pochi per poter sfondare alcunché. Ci sarebbero voluti, ad esempio, tutti quegli antifascisti che ieri non lo erano abbastanza per infilarsi tre maglioni, un berretto e un paio di guanti di lana; ci sarebbero voluti quintali di indignati primaverili, di analisti della realtà complessa, di occhiupài Something, e magari persino di senegalesi visto che ce n'erano pochini assai, ieri, mentre i loro assassini sfilavano con l'elmo di Scipio. Ma dietro quello striscione, Firenze Antifascista, c'è qualcosa che sta, forse, (ri)nascendo. Non bisognerà permettere più molte cose. Che l'antifascismo sia sbeffeggiato e fatto oggetto di aforismi da parte di mentecatti d'ogni genere, per esempio; oppure che i fascisti possano sfilare ancora indisturbati per le strade di questa città. Chi ci sta, bene; chi non ci sta, non si sconvolga poi più di tanto se prima o poi ci saranno nuovi Mor Diop e nuovi Samb Modou. A modo suo, il Casseri ha chiarito definitivamente un paio di cose fondamentali: sta a noi coglierle, e agire. E non farsi spaventare da niente, nemmeno da un febbraio artico.

sabato 21 gennaio 2012

4 febbraio 2012 - Manifestazione antifascista


MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA

Sabato 4 febbraio 2012 ore 16.00 Piazza Dalmazia


Il 4 febbraio, a poco più di un mese e mezzo dall’uccisione di Samb Modou e Diop Mor, Firenze sarà costretta ad assistere allo svolgimento di una marcia neofascista.
Casaggi, Casa Pound e affini, gli stessi che hanno commemorato i franchi tiratori e festeggiato l’anniversario della marcia su Roma, scenderanno in piazza per ricordare i cosiddetti “martiri delle foibe” definendo come tali coloro che occuparono le terre slave, gli uomini della X MAS, i fedelissimi della Repubblica Sociale e i collaborazionisti nazisti.
L’ennesima manifestazione di revisionismo storico attraverso il quale i fascisti cercano continuamente di legittimarsi.
Il personaggio di spicco della giornata sarà l’ex Ministro del PDL Meloni, vecchia militante del Fronte della Gioventù: reduce dal “saluto romano” ai “camerati caduti” di Acca Larentia, la Meloni si appresta ancora una volta a scendere in piazza con quelle organizzazioni neofasciste che lei stessa, con il DDL sulle Comunità Giovanili, ha fatto in modo fossero lautamente finanziate.
Stiamo parlando di diversi milioni di euro di soldi pubblici che ogni anno finiscono nelle casse dei gruppi di estrema destra: forse ora sarà anche più facile capire come sia possibile che gruppi così piccoli riescano a permettersi un affitto in via Lorenzo il Magnifico (la vecchia sede di Casa Pound), un mutuo in banca per ristrutturare alcuni locali (via Frusa 27, la sede di Casaggi) o la stampa a colori di decine di migliaia di volantini come Casaggi ha fatto per organizzare questo corteo.
Un modo come un altro per dire che i fascisti, anche in tempi di crisi, non vanno affatto in crisi ma anzi, vengono protetti e finanziati perché chi ci governa sa benissimo quale compito e quale ruolo possano svolgere in una fase come quella attuale.
A loro è affidato il compito di dare seguito alla propaganda anticomunista, razzista e xenofoba con il fine di alimentare la “guerra tra poveri”, mettere gli uni contro gli altri lavoratori italiani e immigrati cercando di indebolire le rivendicazioni di chi lotta pensando che sia possibile uscire dalla crisi solo creando una società nuova, capace di superare la logica delle disuguaglianze, della guerra e dello sfruttamento.
Un compito che purtroppo non rimane sola pura teoria ma che si traduce nel ruolo dei provocatori o dei veri e propri squadristi nei confronti degli studenti che difendono il diritto allo studio e l’istruzione pubblica, nei confronti dei lavoratori in lotta per la difesa dei propri diritti e del proprio posto di lavoro e nei confronti degli immigrati come abbiamo visto accadere a Lucca, a Prato e anche a Firenze: ultima in ordine di tempo l’uccisione di Samb Modou e Diop Mor e il ferimento di altri tre senegalesi per mano del neofascista Casseri, militante di Casa Pound Pistoia.
Le istituzioni cittadine, sindaco Renzi, Questore e Prefetto, in questi anni non hanno fatto altro che contribuire a che questo clima razzista, autoritario e securitario si rafforzasse aprendo spazi di agibilità ai fascisti, reprimendo chi in città cerca di contrastarli come sta li a dimostrare il processo per i fatti di via della Scala che vede imputati 11 antifascisti, legittimando la caccia all’immigrato come “capro espiatorio” dei mali di questa società, criminalizzando tutti coloro che non si rendono consenzienti verso il progetto di devastazione della città e dei beni comuni.
Oggi, dopo le belle parole spese in seguito ai fatti del 13 dicembre, finita la kermesse politica, si apprestano ancora una volta ad autorizzare e avvallare l’iniziativa dei neofascisti: i responsabili politici della strage di piazza Dalmazia.

Proprio per questo rivolgiamo un appello a tutti coloro che credono che l’uccisione di Samb Modou e Diop Mor oltre ad essere stato un grave lutto, possa però rappresentare anche l’occasione per aprire finalmente gli occhi, e li invitiamo a scendere in piazza il 4 febbraio quando, partendo proprio da piazza Dalmazia, le strade di Firenze saranno attraversate da un grande corteo per ribadire che per i neofascisti di spazio non ce n’è e non ce ne dovrà più essere.
PER LA CHIUSURA DI CASA POUND E DI TUTTI I COVI FASCISTI
PER RICORDARE LE VITTIME DELLA VIOLENZA FASCISTA