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venerdì 27 marzo 2020

RIFLESSIONI SULLA PANDEMIA



IL CAPITALISMO È BARBARIE

Il Coronavirus ha fatto emergere, a livello eclatante, la contraddizione tra accumulazione / profitto e la vita, nel senso più allargato del termine.
Da una parte una massa inerte, assopita dal modello e dalla sua propaganda, pronta all’estremo sacrificio a proprio rischio e pericolo, per la “patria / impresa”, che la considera solo numeri. Dall’altra l’interesse d’impresa, accumulazione e profitto, con l’unico obiettivo del mantenimento del modello.
L’unica arma in mano ai proletari operai lavoratori tutti per difendersi dal VIRUS è lo sciopero.
L’emergenza pandemia ha prodotto il blocco progressivo di interi settori strategici per la produzione capitalista. La chiusura delle frontiere al grido del “si salvi chi può”, con conseguente frenata alla movimentazione delle merci, ha provocato -come primo effetto della globalizzazione capitalista- la totale mancanza nel giro di una settimana delle forniture ospedaliere di base, insieme a tutto ciò che il Mercato reputava conveniente produrre altrove.
Ci siamo dovuti rendere conto dell’inefficienza del sistema sanitario, causata dalle privatizzazioni e dai tagli subiti negli ultimi decenni.
La trasformazione ormai è avvenuta: da esseri pensanti capaci di autodeterminarsi, a pedine in mano delle esigenze del “Signor / Dio Mercato”.
Tutto viene messo in mano alla divisa che incontri, alla libera interpretazione dello sbirro di turno, che decide ciò che è lecito fare.
Sicuramente non vogliamo uno stato di polizia, posti di blocco, droni, applicazioni per il telefono per il tracciamento generalizzato e l'induzione all’isolamento fisico (tutto necessario?) che tutto ciò porta con sé: desolidarizzazione, paura del vicino, diffidenza per tutto ciò che esce dallo schema imposto.
Questo ci porterà alla totale incapacità analitica del presente, all’incapacità di gestirsi spazi e movimenti. Le ripercussioni di questa crisi planetaria si riverseranno sulla vita di tutti noi con un livello di immiserimento generale.
Vogliamo analizzare le conseguenze devastanti prodotte dallo sfruttamento della natura da parte del modello: cambiamento climatico, avvelenamento delle falde acquifere, delle terre, dei mari, dell’atmosfera ecc. ?

Anche No!

Sembra inutile a questo punto soffermarsi sul perché e sul percome di questo momento. Assai più utile pare affrontare i perché ed i percome di ciò che vogliamo.
Ciò che non vogliamo, lo hanno sicuramente analizzato ed espresso in mille modi i tanti di noi che hanno provato a resistere all’appiattimento totale di questi decenni.
Quindi, è ora di agire. È arrivato il momento di iniziare a pensare tutti insieme a come possiamo costruire il nostro futuro, pena la caduta nelle barbarie. Tutti noi dobbiamo mettere in campo le nostre intelligenze e iniziare a mettere nero su bianco le linee guida dei “nostri sogni”, di ciò che nella nostra lotta quotidiana, sia politica che sociale, ci ha dato fiato per andare avanti, ci ha dato immaginazione e ci ha fatto vedere ciò che vogliamo. Abbiamo appoggiato Cuba, il Venezuela ed il Rojava, i Mapuche, gli Zapatisti del Chiapas, tutti i tentativi di liberazione ed autodeterminazione di qualsiasi parte del mondo.

L’ESPERIENZA DI OGNI LOTTA DI LIBERAZIONE NON APPARTIENE AL SINGOLO POPOLO MA AD OGNI INSORGENZA, È ESPERIENZA UMANA E COME TALE DOBBIAMO FARNE TESORO.

Partiamo dalla solidarietà umana, dalla divisione e condivisione della ricchezza, dal rispetto della natura, dall’abolizione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla natura, per costruire la liberazione del tempo dal lavoro, per l’autogestione dei territori, per l’indipendenza alimentare, per la realizzazione di tutte le necessità sociali. Chi più ne ha più ne metta.
Se in un momento come questo, in cui la contraddizione tra capitalismo e vita emerge agli occhi di tutti (il prosciutto è caduto), e in cui probabilmente si stanno producendo dei cambiamenti drastici, (molto difficilmente tutto tornerà come prima), non riusciamo a far sentire la nostra voce, ad esprimere l’idea che la possibilità di cambiare forme e modello è reale e necessaria, perderemo una grande occasione, e vedremo e subiremo la Loro riorganizzazione, che con l’esperienza della pandemia (la sperimentazione di notevoli livelli di controllo sociale), diventerà ancora più forte.

COLLETTIVO DEL FONDO COMUNISTA
27 marzo 2020


mercoledì 25 marzo 2020

Costruiamo gli anticorpi al Coronavirus!



COSTRUIAMO GLI ANTICORPI
AL CORONAVIRUS

19 marzo 2020


Al diffondersi di un virus, lo sappiamo ormai bene, sono gli organismi più deboli, quelli più indifesi, a correre i pericoli maggiori.
Le epidemie più gravi che la storia ricordi sono infatti direttamente collegate a periodi di carestia, di miseria, di guerra.
Il Corona virus non fa eccezione e se oggi la nostra società è in ginocchio è perché essa è resa vulnerabile dalla carestia che prende il nome di crisi economica perenne, dalla miseria intellettuale che ci circonda e dalla guerra ai ceti meno abbienti.
Se il Sistema sanitario nazionale non è in grado di far fronte all’emergenza è perché è stato progressivamente smantellato a vantaggio della sanità privata:
riducendo il personale, tagliando i posti letto, accorpando i presidi sanitari… Quei tagli alla sanità che, è bene ribadirlo, sono figli di una precisa scelta politica che ha derubricato la nostra salute a vantaggio di cose ben più importanti per chi ci governa: oggi apprendiamo con orrore che un solo caccia F35 costa allo stato italiano quanto 7000 ventilatori polmonari.
L’emergenza non è però solo sanitaria, siamo anche in piena emergenza economica. E come poteva non accadere in un paese che la globalizzazione e la nuova suddivisione del mondo in mono aree economiche, ha voluto trasformare in un gigantesco parco giochi per turisti? Ci sono paesi in cui anche i bambini sono costretti ad andare in miniera, altri in cui l’economia ruota interamente intorno alla finanza e altri, come l’Italia, destinati ad accogliere le vacanze dei benestanti di tutto il mondo. Nel nome del profitto si sono svenduti i centri storici, le campagne, i prodotti stessi della terra.. siamo diventati un popolo che direttamente o indirettamente vive di turismo: oggi paghiamo il conto di queste scelte.
Ogni giorno migliaia di persone vengono “lasciate a casa” a causa del corona virus, strozzate per di più da un costo della vita che rimane nella maggior parte dei casi “a misura di turista”. Il conto è reso inoltre ancor più salato dalla più completa inutilità a cui si sono auto relegati i sindacati confederali ormai da anni. Incapaci non solo di pretendere la chiusura dei posti di lavoro, ma anche solo la loro messa in sicurezza, impotenti nel tutelare i precari, i lavoratori in nero, gli assunti nelle cooperative, i lavoratori stagionali…
Ad emergere insieme al contagio è anche la barbarie culturale in cui ormai siamo immersi: chi fino a ieri sembrava disposto ad affogare con le proprie mani chi era in fuga dalla guerra, oggi lo abbiamo visto scappare di notte dalle zone rosse alla volta delle seconde case al mare, con buona pace della salute di tutti. Motore delle azioni più ignobili, dal razzismo verso gli asiatici all’accaparrarsi del materiale sanitario, è la paura. Una paura di cui i primi responsabili sono politici e giornalisti.
Due facce della stessa medaglia il cui obiettivo comune è “vendersi”, certo non tutelarci: i primi per non perdere consensi, i secondi per aumentare le vendite. Una paura alimentata dalla confusione di una classe dirigente che ha mostrato tutta la sua impreparazione e inefficacia, la cui principale risposta è stata sinora quella già testata su ogni tipo di emergenza: l’aumento del controllo e, come dimostra la drammatica vicenda della gestione delle carcere italiane, della repressione.
Questa emergenza ha mostrato chiaramente che non c’è più tempo per chiedere, ora è il momento di pretendere. Pretendere innanzitutto che la nostra salute sia realmente al primo posto e si faccia tutto il possibile per tutelarla, compreso l’esproprio delle cliniche private.
Soprattutto è però il momento di costruire, tutti assieme, quegli anticorpi all’interno della nostra società affinché una situazione del genere non si possa ripetere mai più. Investendo nella sanità, difendendo i lavoratori, organizzando un’informazione libera dalla logica del profitto e del sensazionalismo a tutti i costi, modificando radicalmente il nostro modello economico.
Una cosa deve infatti essere chiara:
NON PAGHEREMO NOI QUESTA ENNESIMA CRISI, non cascheremo nella retorica dei sacrifici per il bene di tutti. I soldi dovranno essere presi dove ci sono, in primis da chi da quest’emergenza sta guadagnando, perché dalle crisi si esce tutti insieme, abbandonando quell’egoismo che si è diffuso nella nostra penisola ancor più velocemente del virus.

mercoledì 27 febbraio 2019

SGOMBERATO I' ROVO !



La mattina del 26 febbraio I' Rovo, occupato da oltre 4 anni nel nome di una terra senza padroni, è stato sgomberato con arroganza (nel gergo nardelliano si dice: "riqualificato"). Sgomberato dai vigili urbani del Comune di Firenze, dai pizzardoni del potere.

Sgomberato assieme ai suoi occupanti. Sgomberato a cura di questo comune "di sinistra" servendosi a piene mani del "Decreto Salvini" e di poteri peraltro già ampiamente esistenti.

I' Rovo, fin dalla sua occupazione il 7 febbraio 2015, è stato un'esperienza di autogestione agricola in un territorio cittadino sempre più degradato da speculazione e spaccio. Un'esperienza dura e difficile: ne fanno fede i quattro incendi dolosi che ha dovuto subire. 

Laddove non sono arrivati gli spacciatori di eroina, sono arrivati stamani gli spacciatori di "legalità", in piena collusione con quelli delle polverine varie.

Ogni occupazione antagonista in questa città è sotto sgombero coatto. Dal Rovo alla Polveriera, da Viale Corsica alle occupazioni abitative, da Mondeggi e Via del Leone ai centri sociali.

È ora di cominciare a dare una risposta collettiva e di classe a tutto questo stato di cose, e una risposta non fraintendibile.

A partire da ieri mattina, è presidio continuo in tutte le realtà occupate e antagoniste fiorentine, al di là di ogni "particulare".

Punto di riferimento per ogni presidio, iniziativa e azione per quel che riguarda I' Rovo è il Fondo Comunista di Via Rocca Tedalda 277, alle Case Minime.

I' ROVO NON SI SGOMBERA
R-ESISTENZE CONTRO L'EROINA 
E PER L'AUTOGESTIONE

giovedì 25 gennaio 2018

Troppo comodo! Solidarietà alle compagne e ai compagni del Don Chisciotte / Collettivo Bujanov di Vacchereccia

Vacchereccia (Cavriglia, AR). Il centro sociale Don Chisciotte / Collettivo Bujanov

Il comunicato che segue è stato redatto dal centro popolare Don Chisciotte / Collettivo Bujanov di Vacchereccia (comune di Cavriglia, provincia di Arezzo). Da anni realtà sociale e antagonista nel Valdarno, il Don Chisciotte / Bujanov è caduto, negli ultimi tempi, nelle grinfie dell'amministrazione PD del comune valdarnese; ma per questo lasciamo tutta la spiegazione al comunicato del Collettivo Bujanov, che riproduciamo qui nella sua integralità Quel che ci preme dire, è esprimere la nostra solidarietà totale con le compagne e i compagni del Don Chisciotte / Collettivo Bujanov, è non è una semplice solidarietà verbale. Con le compagne e i compagni di Vacchereccia abbiamo rapporti da anni; abbiamo partecipato alle loro iniziative come loro hanno partecipato alle nostre condividendo azioni, obiettivi, motivazioni ideali e politiche, aiuti logistici. Le compagne e i compagni del centro popolare Don Chisciotte / Collettivo Bujanov erano assieme a noi quando, il 7 febbraio 2015, abbiamo occupato I' Rovo; ma questa non è che una delle tante cose. Ora che sono sotto sgombero (e addirittura sotto demolizione farmaceutica!) a favore di un privato, prassi più che tipica di ogni amministrazione PD che si rispetti, intendiamo ribadire non soltanto la nostra solidarietà, ma qualcosa di ben di più. Curiosamente, l'immobile si trova, a Vacchereccia, in una strada che si chiama "Via Renzi"; ma al sindaco del comune di Cavriglia non è venuta l'idea di erigervi un mausoleo al segretario del PD, bensì un'improcrastinabile farmacia privata. La solita speculazione, insomma; niente di nuovo sotto il sole.

TROPPO COMODO !

Abbiamo appreso, in maniera del tutto fortuita, che i locali che attualmente ospitano il centro popolare Don Chisciotte a Vacchereccia, sarebbero stati in un attimo di distrazione generale venduti. Non solo, è già previsto che l'acquirente privato demolisca il bene pubblico per consentire (oltre all'immancabile profitto per qualcuno) all'amministrazione comunale di soddisfare i bisogni principali degli abitanti di Vacchereccia.

Avremmo qualcosina da dire.

Troppo comodo parlare dello sgombero forzato di un centro popolare autogestito nei termini di una riqualificazione.

Troppo comodo aver fatto finta di niente finché è convenuto: manutenzione gratuita, patentino di amministrazione "sensibile" e solidale.

Troppo comodo spacciare la solita speculazione a scapito del patrimonio pubblico come soddisfazione dei bisogni dei cittadini.

Al fumo negli occhi istituzionale preferiamo parlare chiaro: uno sgombero è uno sgombero! E qualcuno si dovrebbe assumere la responsabilità politica di gestirlo...

I fatti sono fatti: l'ennesimo bene pubblico viene privatizzato; l'ennesimo luogo non mercificato di aggregazione, aperto a tutti, viene chiuso; l'ennesima esperienza di lotta e resistenza a questo sistema di alienazione e sfruttamento viene repressa. Questo per costruire appartamenti, una farmacia e due studi medici...Tutto torna. Sempre.

Per provare a intuire i veri obiettivi di questa operazione, significativo è il parere dell'Associazione dei Farmacisti Valdarnesi che parla dell'inevitabile chiusura della farmacia perché non "performante" (!). Quindi basta cambiare posto, far girare un po' di soldi e magicamente la nuova farmacia macinerà profitti (vero motore di questo nostro triste mondo)? Oppure, addirittura si prevede, grazie al prossimo arrivo nelle capienti miniere di S. Barbara delle terre contaminate TAV, un incremento del consumo di medicinali...

Ci chiediamo anche se la ridente e sonnolenta Vacchereccia abbia come prima necessità una farmacia (e altri appartamenti)...

Dal nostro punto di vista un'amministrazione arrogante e furba porta come sempre avanti i suoi interessi di bottega, ignorando una realtà che da 15 anni porta avanti (unica in Valdarno) le pratiche dell'autogestione e dell'auto-organizzazione, vero fumo negli occhi della sinistra di potere.

Loro parlano di abbandono e degrado.

Dov'è il degrado, in un centro popolare senza padroni e padrini, che (senza mezzi e completamente autofinanziato) in maniera stabile produce attività "culturali" a volte vivaci e rumorose ma vitali e comunque espressione delle contraddizioni che animano questa società. Una voce indipendente e scomoda, collegata a tante altre voci scomode nel tempo e nello spazio, che ancora parla di antifascismo e di anticapitalismo.

Oppure in chi è incapace di mettere anima e contenuti in ciò che fa, perché ha ormai perso radici, idee...e credibilità?

Il degrado è il risultato della deriva liberista e autoritaria che le classi dirigenti di tutto il mondo hanno abbracciato.

Per concludere, non abbiamo granché da dire al sindaco.

Don Chisciotte o meno, le ragioni della sua esistenza rimagono immutate, bisogni insoddisfatti genereranno risposte adeguate...

HASTA SIEMPRE

IL CAPITALISMO È BARBARIE

Collettivo Bujanov.

giovedì 27 febbraio 2014

RIAPPROPRIAZIONE!


Riappropriazione” è una parola che non deve essere mai lasciata alla teoria. Specialmente quando si tratta di difendere i nostri spazi sociali e politici dagli attacchi continui, quotidiani addirittura, che essi subiscono da giunte, politicanti e burocrati. Si tratta di tradurre in pratica la parola “riappropriazione”, rapidamente e in modo inequivocabile.

L'altro ieri i locali del Fondo Comunista delle Case Minime di Rovezzano sono stati chiusi d'autorità, per la quarta volta in due anni, con un cambio di serratura senza preavviso. Recatici al Fondo per l'assemblea del mercoledì sera, abbiamo trovato ancora una volta la serratura cambiata con un ridicolo avviso scritto a mano su un fogliaccio, con calligrafia e ortografia incerta, affisso sulla porta. Neppure un'ordinanza, neppure un timbro, neppure la firma d'uno scribacchino di qualche ufficio.

Gli intenti del Comune di Firenze, quale che sia il “giovanotto” che lo guida, sono chiarissimi: espulsione e chiusura di qualsiasi spazio sociale e alternativo che non si uniformi. Tali spazi, semplicemente, non sono tollerati e, di conseguenza, devono essere eliminati. Si impone quindi una risposta chiara, che non lasci adito a dubbi: non ci lasciamo intimidire e difenderemo il Fondo Comunista, così come qualsiasi altro spazio e realtà antagonista, con la pratica immediata.


Il giorno dopo ci siamo affidati quindi immediatamente alla tecnologia, ma non a quella “sofisticata” che piace tanto ai “giovanotti” incravattati del Comune e dei suoi uffici. Siamo tornati al Fondo per riprendercelo di volata, perché è nostro e della gente delle Minime. Presidiando la piazzetta e i suoi accessi, e muniti della cara, vecchia tecnologia operaia fatta di trapani, martelli, mazzuoli, cacciaviti, punte per acciaio, scalpelli. Con noi anche un compagno chiamato “Flessibile”; ma, stavolta, non era un lavoratore colpito dalla precarietà e dai dettami del padronato, bensì un utile attrezzo meccanico che taglia tanto bene le nuove serrature “d'autorità”. Lo potremmo chiamare il compagno Tagliasgòmberi.

Due ore e mezzo, ci abbiamo messo, prima che quella maledetta serratura saltasse via, presa immediatamente a calci da tutte le Compagne e i Compagni del Fondo. Questa si chiama “Riappropriazione”, vale a dire un'azione che traduce subito in pratica il significato profondo della parola. E ne passerà del tempo prima che il Fondo Comunista, che esiste da oltre vent'anni in una realtà sociale come le Case Minime e che è stato protagonista di tutte le lotte che vi si sono svolte (dalle occupazioni abitative all'acqua), e lo sarà sempre.

Esprimiamo naturalmente un caloroso ringraziamento a tutte le Compagne e i Compagni delle altre realtà fiorentine che ci hanno espresso solidarietà fattiva, sia a nome collettivo che individuale. Ci aspetteranno naturalmente tempi durissimi, ma ci siamo abituati tutti quanti. 

Le Compagne e i Compagni del Fondo Comunista
http://fondocomunistafirenze.blogspot.it 


ANCORA ATTACCO AL FONDO COMUNISTA !




Per l'ennesima volta, in tutto la 4a, ieri il locale del Fondo Comunista alle Case Minime di Rovezzano è stato CHIUSO con cambio forzato della serratura.
Sono state usate le stesse modalità: nessun avviso da parte del Comune e dei Vigili; intervento clandestino e abusivo.

Si consuma così il primo atto della giunta Nardella: due settimane fa è stata denunciata per occupazione l'associazione del volontariato che ha sede presso il Fondo, e ora il Fondo viene chiuso d'autorità.
RIBADIAMO L'IMPORTANZA DI RIAPRIRE E DI RIPRENDERCI I NOSTRI SPAZI, E DI DIFENDERLI UNO AD UNO
Le Compagne e i Compagni del Fondo Comunista
27 febbraio 2014
http://fondocomunistafirenze@blogspot.it

sabato 2 giugno 2012

Antonio Ginetti è libero. In provincia di Pistoia.


Dicono che le vogliono abolire, le province; però, quando si tratta di utilizzarle per limitare i movimenti di qualcuno che, per un dato periodo, è rimasto imprigionato per le fantasie su ordinazione di qualche eroico procuratore (ogni riferimento al Casellon de' Caselloni è puramente intenzionale), allora i confini provinciali funzionano sempre a pieno regime. Insomma, partiamo dalla cosa più importante: Antonio Ginetti è fuori. Fuori dalla galera, che essa fosse rappresentata prima da un edificio apposito, e poi da casa sua. Nell'edificio apposito c'era entrato il 26 gennaio scorso, durante il blitz caselliano contro il movimento NO TAV; qualche tempo dopo, la galera si era trasferita nella sua bella casa. Non crediate, se parlo di "bella casa", che io intenda parlare di una villa, o di un superattico, o di cose del genere; per me una bella casa è anche un buco, quando questo buco rispecchia in ogni centimetro quadrato una vita, le sue lotte, le sue lacrime e le sue meraviglie che non cedono.

Per uscire dalla galera, comunque essa fosse costituita, Antonio Ginetti ha dovuto farsi venti e più giorni di sciopero della fame, e non di quelli alla marcopannella. Ha dovuto rompere i coglioni quando "chi di dovere" si attendeva sottomissione. Antonio Ginetti rappresenta invece l'essenza stessa di una bella parola francese, insoumis. E così, stasera, una bellissima serata di prima estate dove non s'avvertiva traccia alcuna né delle loro parate e né delle loro "repubbliche democratiche", siamo andati a festeggiarlo proprio sotto casa sua, che era tornata appena ad essere una casa a tempo pieno. Ne ha conosciute, di galere, Antonio Ginetti. E se le è fatte tutte da uomo libero dentro. Essere liberi dentro, e rimanerlo a dispetto di tutto, è una cosa che non piace ai servi degli atti ufficiali. E, infatti, proprio un atto ufficiale stasera Antonio ha voluto leggere, definendolo uno dei più bei complimenti che gli siano stati fatti. "Un complimento così", ha detto Antonio, "lo si può fare o per grande amore, o per grande odio. Poiché mi è stato fatto da chi, ancora, mi rifiutava la libertà, è un complimento che è frutto dell'odio puro, ma non per questo mi dà minore soddisfazione". Era, in pratica, il documento con il quale, non più di due o tre giorni prima della decisione del Tribunale del Riesame che ha mandato libero Antonio Ginetti, il GIP (una tipa con uno di quei cognomi che ti fanno già da soli capire che si tratta di una mandaingalera di merda) "esprimeva parere sfavorevole" alla sua scarcerazione definendolo "persona dal comportamento non collaborativo e refrattaria a qualsiasi sottomissione", o roba del genere. Non sono le parole esatte, e io non giro col taccuino; ma il concetto è quello. Un insoumis. Ho, a tale riguardo, ritenuto opportuno di andare brevemente al microfono sistemato in piazza, per ricordare che tali parole mi ricordavano da vicino la definizione di "insuscettibile di ravvedimento" che l'autorità fascista usò sulla scheda di Alfonso Failla.

Era allegro, Antonio. Mangiava poco, con attenzione estrema; dopo venti e più giorni di sciopero della fame vero, del quale ha tenuto un resoconto meticoloso diffondendo comunicazioni attraverso i canali antagonisti, non doveva certamente esagerare. In piazza, sotto casa sua, non era soltanto una festa, pur comprensibile: era un vero e proprio presidio NO TAV in pieno centro di Pistoia. E gli è stata messa, a Antonio, anche una canzone che (lo) dice praticamente tutto, senza sbagliare un accento: Ma chi ha detto che non c'è di Gianfranco Manfredi. Naturalmente, a breve distanza e riconoscibilissimi anche da un bambino piccolo, c'erano due o tre sbirri a sorvegliare. C'è chi ha proposto di portar loro gentilmente un bicchiere di vino (previa sputata e/o pisciata nel bicchiere, of course). Non è mancato neppure un soave brindisi al Casellon de' Caselloni, che Iddìo gli conceda tanta salute (ma anche no). Poi mi fermo qui, perché questo non è e non vuole essere il "resoconto di una festa", bensì di un momento di lotta che non si ferma e non si fermerà. Allegro quanto si vuole, perché un compagno che esce di galera genera allegria (ma Antonio, come ha detto lui stesso, riesce ad essere allegro anche dentro, e gliela sbatte nel muso a quelli, la sua allegria); ma la lotta non viene meno, in nessun momento. Sarà bene che se ne ricordino, ivi compresa la Cancellieri che parla di "pacificazione".

Antonio Ginetti, come dicevo all'inizio, per il momento non può uscire dai confini della provincia di Pistoia. Sarebbe bello, mi è venuto da pensare, organizzare presìdi alle frontiere. A Agliana, a Ponte della Venturina, nella "Svizzera Pesciatina". Ma, tanto, figuriamoci se un Antonio Ginetti ha confini. Ha fatto un'intervista di 36 minuti a Radio Blackout (di Torino) raccontando tutta la sua vita e tutte le sue lotte; chissà se i limitatori giudiziar-provinciali intendano istituire anche le provincie dell'etere. Basterebbe questo per far capire quanto siano fuori dal mondo, e quanto in fondo, nonostante il loro schifoso mestiere sia quello di mettere in galera chi combatte per un mondo migliore, in galera ci siano più loro che noi. Sono nella galera della loro schiavitù volontaria che vorrebbero estendere a tutto e tutti, senza riuscirvi. Stanno in provincia di Servia, e dai suoi confini non usciranno mai.

NB. Articolo scritto da un compagno che frequenta il Fondo Comunista, per questo l'articolo è in prima persona. Ma quasi l'intero Fondo era presente a Pistoia. Antonio Ginetti si vede spesso al Fondo, e tutti speriamo di rivedercelo assai presto.

martedì 29 maggio 2012

Antonio Ginetti: Comunicati al 20° giorno di sciopero della fame


Il compagno Antonio Ginetti, incarcerato dal 26 gennaio scorso e poi posto agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Pistoia in seguito agli arresti nel movimento NO TAV decisi dalla Procura di Torino e dall' "eroe" Giancarlo Caselli, sta effettuando da 20 giorni uno sciopero della fame perché gli è stato negato di andare a lavorare, unica sua fonte di sostentamento. Pubblichiamo queste sue due comunicazioni standogli vicino e continuando a combattere per la liberazione sua e di tutti gli altri compagni.

Sabato 26 maggio
17° giorno di sciopero della fame

Anche il 17° giorno è trascorso.
Oggi ho cominciato a sentire la stanchezza.
Ovviamente non mi sono preoccupato molto, mi sono limitato a trascorrere
buona parte della giornata sdraiato sul divano: lettura e...giro d'italia.

Le gambe le sento pesanti, ma ancora mi tengono in piedi, seppure un pò meno.
Ma non dovendo uscire di casa e non avendo da fare niente, poco cambia
se invece di andare su e giù per le scale, rimango molto sul divano.
Il fisico sento regge bene. Altri dolori per adesso non mi pare di sentirne.
Avevo detto di arrivare al 30, quando avrò il Tribunele del Riesame e sono
sicuro di riuscirci, ovviamente senza crearmi problemi fisici.

Giovedì mi pareva di aver capito che uno dei PM di fronte allo sciopero della fame avesse pensato di darmi un leggero, leggerissimo alleggerimento dei domiciliari.
Ovviamente doveva parlarne con tutto il pool. Mi pare che abbiano deciso un bel niente.
Questi non li smuovi neppure con le cannonate (vecchio modo di dire; che non abbiano a prendere alla lettera le parole!!!).

Ma sia chiaro che da loro a questo punto non voglio un bel niente. Il 30 deciderà il Tribunale del Riesame e non mi pare che siano della stessa pasta.

Per quanto mi riguarda intendo resistere fino al 30, e lo farò. Non mi manca
la forza d'animo che mi spinge. Senza contare tutta la Solidarietà che ho trovato in tantissimi compagni che è ancora più forte della mia determinazione.

Se loro hanno il Potere di fare tutto ciò che desiderano, e possono anche andare oltre la loro "legalità", sappiano che io ho tutta la dignità che mi da
la forza per non subire passivamente il loro accanimento repressivo e punitivo.

Se a loro appartiene il Potere...a noi appartiene il futuro.

**************


Pistoia 29 maggio 2012 - 20° giorno di sciopero della fame

COMUNICATO STAMPA
LA LEGGE (non) E’ UGUALE PER TUTTI
O se è uguale…non tutti sono uguali per la legge

Mercoledì 23 maggio la città di Pistoia viene scossa da una “atroce” notizia: il Direttore Generale dell’ASL 3, dott. Scarafuggi Alessandro, è stato arrestato. Con lui sono finiti sotto inchiesta il D.G e il direttore amministrativo dell’ASL 1 di Massa.

L’indagine riguarda l’ ASL apuana per gli anni dal 2002 al 2007, quando vi è stato un ammanco nei conti accertato di circa 270milioni di euro.

In carcere solamente il direttore amministrativo, gli altri due signori sono stati da subito collocati agli arresti domiciliari.

Leggendo i giornali vediamo un gran vociare degli amministratori che si dichiarano tutti “GARANTISTI”, a giustificazione della correttezza dei provvedimenti presi.

Io non chiedo che il dott. Scarafuggi venga arrestato in carcere, no!!

Chiedo solamente se questo GARANTISMO non valga per tutti i cittadini, dal momento che “LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI”, e quando si dice TUTTI si deve intendere TUTTI, al di là della posizione sociale, che poi, come si vede, a rubare sono molto bravi anche i D.G. (anzi: anche più bravi, e dei soldi dei contribuenti).

Mi si dirà che la personalità del dott. Scarafuggi, impedisce che questi si possa rendere irreperibile, che possa “inquinare le prove”, che vada a reiterare il reato.

Forse è una pura coincidenza, ma nella notte tra sabato e domenica un INCENDIO DOLOSO ha gravemente danneggiato la palazzina delle Ville Sbertoli che ospitava l’archivio ASL.

Non si è incendiata una palazzina prospiciente da cui il materiale d’archivio era stato spostato solo da poco tempo. Da cui si denota molta conoscenza ed altro.

Certamente ci diranno che erano tutte vecchie ricette da mandare al macero.

Ma sui giornali leggo: “scatoloni contenenti soprattutto ricette mediche destinate al macero” (Il Tirreno 28 maggio), e il soprattutto dice molto.

Oppure: “Dovrà essere comunque visionato foglio per fogli, sia per la possibile presenza di documenti storici e di valore che di dati sensibili” (La Nazione 28 maggio), ed anche qui gli aggettivi sono forti ed espliciti.

Lungi da me il voler implicare il dott. Scarafuggi in questo increscioso avvenimento, ma la contemporaneità dei tempi mi lascia molto perplesso.

Il sottoscritto, per reati assai minori che l’aver fatto un ammanco di 270milioni di euro (per di più nella Sanità!), si è fatto 21 giorni di carcere, e da più di tre mesi è agli arresti domiciliari. Ho fatto domanda di permesso per recarmi al lavoro (che del mio solo modesto lavoro riesco a campare la famiglia) e mi è stato negato.

Oggi sono al 20° giorno di sciopero della fame per richiedere il rispetto di un mio Diritto. Dubito molto che simile trattamento sarà mantenuto nei confronti del cittadino Scarafuggi Alessandro.

Antonio Ginetti.